Che succede se il conteggio dei contributi è sbagliato?

Sei stato all’Inps per sapere se i contributi sino ad oggi versati sono sufficienti a ottenere la pensione. Il dipendente ti ha stampato un foglio con l’estratto contributivo e ti ha assicurato che hai maturato il diritto all’assegno. Così ti sei dimesso dal lavoro e hai presentato, infine, la domanda di pensione. A quel punto, l’Inps ti ha detto che non ci sono ancora i requisiti. C’è stato, insomma, un errore nei computer dell’Ente di previdenza che ti ha conteggiato dei contributi mai versati. Che puoi fare? Se c’è un errore sulla pensione dell’Inps puoi chiedere un risarcimento?

La questione è stata decisa dalla Cassazione con una recente sentenza che riprende l’orientamento già percorso in passato. Per capire meglio il principio ripercorriamo il caso portato all’attenzione dei giudici supremi.

La vicenda
Un uomo richiedeva all’Inps di conoscere la sua posizione contributiva. In risposta, riceveva una comunicazione certificativa in cui si attestava la sussistenza di contributi utili al conseguimento della pensione. Di qui, l’uomo presentava le proprie dimissioni.

Tuttavia, successivamente, riceveva una lettera raccomandata con cui l’Inps comunicava l’eliminazione della pensione poiché alcuni contributi risultavano appartenere ad altra persona (nello specifico, il fratello gemello), ricevendo ulteriore comunicazione con cui gli si chiedeva la restituzione di una somma a titolo di pensione indebitamente fruita in un determinato arco temporale.

Se l’Inps sbaglia il calcolo dei contributi
La linea sposata dai giudici è quella secondo cui l’Inps risponde dell’errore commesso nel calcolo dei contributi per la pensione. Questo significa che se il dipendente, spinto da una non corretta informazione ottenuta allo sportello, si dimette e risolve il rapporto di lavoro, ha diritto ad essere risarcito. L’Inps, cioè, dovrà versargli una somma a titolo di indennizzo che copra il periodo in cui lo stesso rimarrà senza lavoro in attesa della pensione, quella ufficiale.

Tuttavia, la Corte apre lo spiraglio a una soluzione intermedia. Quando l’errore dell’Inps è facilmente rilevabile anche dal cittadino, che poteva rendersi conto del calcolo non corretto con l’ordinaria diligenza, tale risarcimento viene ridotto.

Si ha, quindi, un concorso colposo dell’interessato nella causazione del danno, alla luce di un obbligo di cooperazione a suo carico. Al fine, infatti, di evitare l’aggravamento del danno, egli avrebbe dovuto sincerarsi della correttezza dei dati nell’estratto certificativo consegnatogli.

La Cassazione ribadisce che l’Inps «risponde delle erronee comunicazioni della posizione contributiva rese a seguito di specifica domanda dell’interessato, che lo abbiano indotto alla anticipata cessazione del rapporto di lavoro, responsabilità derivante dall’inadempimento dell’obbligo legale previsto dalla legge [2]». Si tratta di una responsabilità di natura contrattuale.

La Corte, tuttavia, afferma che in capo all’interessato sussiste l’obbligo di intervenire quando l’erroneità dei dati forniti dall’Inps possa riscontrarsi in base all’ordinaria diligenza, circoscritta ai dati rientranti nella sua normale sfera di conoscibilità.

Dunque, mentre è evidente che l’errore del lavoratore concorre alla formazione danno, con conseguente possibile riduzione del risarcimento dovuto dall’Inps, tale errore non può però escludere la responsabilità dell’ente di previdenza. Di qui, il concorso di colpa e la riduzione proporzionale della misura del risarcimento.

Nel caso di specie, la Corte ha sostenuto che l’interessato ben avrebbe potuto nell’arco temporale che ha avuto a disposizione (5 anni) riconoscere che i contributi derivanti da un’attività lavorativa non effettivamente da lui svolta fossero estranei alla sua posizione.

Fonte: Laleggepertutti.it

Comments are closed.