Come funziona la quota 100 delle pensioni

Ecco come funziona la quota 100 approvato nel consiglio dei ministri del 17 gennaio: chi è nato entro il 1956 e ha lavorato senza interruzioni almeno dal 1980 potrà andare in pensione a partire da aprile: la sperimentazione di tre anni consente a chi ha maturato a fine 2018 almeno 62 anni di età e 38 di contributi di lasciare il lavoro anticipatamente. È prevista una finestra trimestrale per i lavoratori privati che quindi potranno andare in pensione da aprile e una semestrale per i pubblici che però in sede di prima applicazione dovranno aspettare fino al primo agosto. La platea che potrebbe accedere alle misure è di cerca 315.000 persone ma è probabile che il numero sia più contenuto a causa della norma del divieto di cumulo con l’attività lavorativa fino all’età di vecchiaia e l’importo ridotto che sarà riconosciuto. Ecco in sintesi come funziona la quota 100, la misura chiave del decreto insieme al reddito di cittadinanza.

CHI PUÒ ANDARE IN PENSIONE CON QUOTA 100
Si potrà andare a riposo con 62 anni di età e 38 di contributi con un vantaggio massimo rispetto alle regole attuali di cinque anni (67 anni per la vecchiaia, 43 e tre mesi per la pensione anticipata indipendentemente dall’età). La norma è sperimentale per il 2019-21, ma potranno usufruirne negli anni seguenti anche chi ha maturato i requisiti entro il 2021 (così il governo vuole evitare che si innesti una corsa alle pensioni). Si potrà andare a riposo prima dei 62 anni se si sono maturati 42 anni e 10 mesi di contributi entro il 2018 (41 e 10 per le donne), ma si dovrà attendere la finestra trimestrale. Quindi non è previsto l’incremento di cinque mesi che doveva scattare nel 2019 ma se ne attendono comunque tre. Per i dipendenti pubblici la finestra è semestrale ma la prima uscita possibile sarà ad agosto. Di fatto per loro la quota sarà 101,2 con un minimo di 62 anni e sette mesi di età e 38 anni 7 mesi di contributi per ricevere la pensione. Importante: si possono cumulare periodi di contribuzione con diverse casse.

FINO AL 2026 SI VA IN PENSIONE ANTICIPATA CON 42 ANNI E 10 MESI
Per andare in pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica basteranno 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 le donne) con una decorrenza di tre mesi dai requisiti raggiunti fino alla fine del 2026. Il decreto del Governo appena approvato su Quota 100 blocca infatti l’aumento dei requisiti legati alla speranza di vita quindi fino al 2026. Dopo il 2019 gli scatti avrebbero dovuto essere biennali. Non sono bloccati gli aumenti per la pensione di vecchiaia (dal 2019 a 67 anni).

POSSIBILITÀ DI ANTICIPO CON I FONDI DI SOLIDARIETÀ BILATERALE
Chi quest’anno compie 57 anni (ed è nato quindi nel 1962) potrebbe entro il 2021 essere inserito in un fondo di solidarietà bilaterale con un assegno straordinario di sostegno al reddito verso la pensione con Quota 100. E’ necessario un accordo collettivo sindacale con uno scambio sui lavoratori da assumere. E’ un percorso che prevede il versamento da parte dei datori di lavoro dei contributi per il periodo nel quale si sta nel fondo quindi è probabile che riguardi solo le aziende medio-grandi.

IL NODO TFS E FONDI DI SOLIDARIETÀ
Il governo assicura una formula per evitare il differimento nel tempo dell’erogazione del Tfs, ovvero il Tfr per i dipendenti pubblici. Il ministro Giulia Bongiorno ha assicurato che sarà immediato per tutti i dipendenti pubblici. Ma c’è un tetto a 30 mila euro. I fondi di solidarietà bilaterali potranno erogare un assegno straordinario per il sostegno al reddito a lavoratori che raggiungano i requisiti previsti per l’accesso quota 100 nei successivi tre anni. Quindi si potrà accedere a questo strumento avendo almeno 59 anni di età e andare in pensione a 62 nel 2021.

QUANTO SI PERDE: ASSEGNO PIÙ LEGGERO DEL 25%
Secondo calcoli arrivati da diverse fonti, chi anticipa il riposo di cinque anni avrà una pensione di circa il 25% più bassa di quella che avrebbe uscendo a 67. Questo accade sia perché non si versano contributi per cinque anni sia perché si va in pensione con un coefficiente di trasformazione più basso. Si riceve però la pensione per più anni (fino a cinque in più) e quindi si ha un vantaggio comunque se si vive meno a lungo (fino a circa 23 anni dopo il pensionamento) e un bilancio negativo se si vive più a lungo (l’assegno sarà più basso più a lungo). Oltre alla perdita monetaria (a lungo termine) la decisione sull’anticipo della pensione o meno sarà legata al divieto di cumulo con l’attività lavorativa. È per esempio assai improbabile che i medici (che sono una parte consistente della platea che matura il diritto) decidano di lasciare il lavoro prima dell’età di vecchiaia se si vieta loro di lavorare privatamente.

PROROGATI APE SOCIALE E OPZIONE DONNA
Sarà possibile andare in pensione con queste due misure anche nel 2019. Per opzione donna bisogna essere nate entro il 1960 (1959 le autonome) ed avere almeno 35 anni di contributi. E’ prevista la decorrenza di un anno.

IL RISCATTO DELLA LAUREA CON 5.241,30 EURO PER OGNI ANNO
Un ammontare uguale per tutti di 5.241,30 euro di contributo annuo da pagare per ogni anno di studio. Costerà quindi di meno riscattare la laurea per aumentare gli anni di anzianità pensionistica contributiva. La norma, prevista dal decretone, stabilisce infatti una modalità di contribuzione ridotta possibile fino a 45 anni d’età. Lo sconto – calcola la Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro – è sostanzioso: un lavoratore in regime contributivo, che guadagna 40mila euro avrebbe infatti pagato circa 13.200 euro l’anno, in pratica il 60% in più.

Fonte: Lettera43.it

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