Medagli: tutelare chi lavora per eventi locali e sagre

Il presidente dell’Unione Coltivatori Italiani di Frosinone richiama l’attenzione su un settore, quello delle manifestazioni enogastronomiche, in forte crisi a causa della pandemia 

Ci mancano le nostre manifestazioni» è il grido d’allarme che Carlo Medagli, amministratore nazionale dell’UCI (Unione Coltivatori Italiani) e presidente della sezione provinciale di Frosinone, lancia a nome delle tante categorie interessate alle manifestazioni enogastronomiche, agli eventi musicali, culturali e del comparto fieristico, che insieme al settore del turismo sono tra i più colpiti dalla crisi Covid. Un mondo di iniziative che, oltre a uno scopo puramente ludico, hanno anche quello di promuovere le mille produzioni locali che rendono unici i nostri territori e ne rappresentano un fondamentale motore di sviluppo. A essere praticamente bloccata dall’emergenza pandemica è dunque un’ampia platea di lavoratori che chiedono di poter tornare quanto prima al lavoro.

UN SETTORE DA TUTELARE
Quando gli chiediamo qual è la sua posizione riguardo al fatto che spesso si parla di queste manifestazioni come appuntamenti leggeri, per passare un po’ di tempo in allegria, degustare prodotti di qualità e ascoltare musica, e quindi non “consoni” a un momento storico in cui la pandemia è ancora in atto, Carlo Medagli ammette che «a fronte della gravità della situazione, al cospetto di tanti decessi, possa sembrare una mancanza di rispetto. Ma dietro questi eventi, come a tutte le attività commerciali “demonizzate” perché legate al tempo libero, ci sono persone che lavorano, intere categorie ferme da un anno, che non lavorano e quindi non incassano soldi che servono a sostenere le loro famiglie».

L’amministratore UCI da anni organizza diversi eventi sul territorio e conosce «tutte le persone che lavorano attivamente per queste manifestazioni: stand di produttori agricoli, produttori di vino, musicisti, ambulanti fieristici, i ragazzi che lavorano nell’organizzazione, le aziende di noleggio arredi (dal palco alle luminarie), i piccoli fornitori, allestitori, tecnici, artigiani. Famiglie intere sono coinvolte in queste manifestazioni che sembrano non indispensabili e invece hanno bisogno e danno lavoro a tante professionalità che sono state del tutto ignorate dai ristori. Parliamo di un comparto ricco di storia e di tradizioni culturali, oltre che gastronomiche». Medagli sottolinea che il variegato cartellone delle iniziative che fino a ieri animavano borghi e città in tutto il paese «sono importanti per l’intera filiera e per chi ci lavora, senza contare il bisogno di evasione che appartiene a ognuno di noi, anche a chi ha avuto casi di Covid in famiglia, perché è naturale andare avanti e sperare di tornare alla vita di tutti i giorni. Purtroppo la diffusione del coronavirus sta provocando gravi ripercussioni non solo a livello sanitario, ma anche dal punto di vista del tessuto economico-sociale del nostro Paese».

COSA ASPETTARSI DAL 2021?
Da sempre, a partire dalla stagione primaverile fino ad arrivare alle porte di quella autunnale, tutta l’Italia pullula di manifestazioni che valorizzano i prodotti enogastronomici e le tradizioni culinarie locali. Tutti momenti di aggregazione che ormai, in molti casi, rischiano di scomparire. «Ovviamente, tutti speriamo che in questo anno ci sia un miglioramento», riflette Carlo Medagli, «ma anche se il Governo dovesse dare il via libera, temo che tanti eventi e sagre non saranno in grado di ottemperare ai requisiti e alle misure richieste. Senza contare che resterà a lungo, nell’animo e nei comportamenti di molti italiani, il timore del contagio, anche se resto convinto che, con la buona volontà di tutti, si potrebbe lavorare in sicurezza». Certo occorrerebbe cambiare tanti dettagli e apportare le modifiche necessarie all’organizzazione e alla gestione delle manifestazioni, tuttavia secondo il presidente UCI non sarebbe impossibile lo svolgimento delle manifestazioni. «Se si possono fare mercati, che attirano sempre tantissimi clienti, non vedo perché non si possa organizzare percorsi enogastronomici, ovviamente rispettando regole che servano a tutelare la salute di tutti. Saranno ancora mesi molto difficili anche per questo importante settore del nostro Paese. Con la vaccinazione si aprono degli spiragli che ci fanno guardare avanti con fiducia».

Al fianco dei protagonisti del mondo agricolo
L’Unione Coltivatori Italiani è una delle principali e più longeve organizzazioni di categoria del mondo agricolo italiano. La sua mission è tutelare i coltivatori, le aziende agricole e le associazioni di produttori. Nata nel 1966 e costituitasi legalmente nel 1974, l’Uci opera in Italia relazionandosi con tutte le istituzioni nazionali ed europee, partecipa ai processi decisionali facendosi interprete delle istanze dei produttori agricoli e della tutela del mondo rurale. L’UCI ha proposto con forza nel dibattito politico italiano tematiche quali i Patti Agrari, rinnovazione, la ricerca, la tutela dell’ambiente/paesaggio e i diritti del consumatore, al fine di salvaguardare e modernizzare l’agricoltura. Oggi l’UCI conta 12 Sedi Regionali, 72 Provinciali e 432 Zonali, uniformemente distribuite su tutto il territorio nazionale. «L’UCI chiede per la categoria dei braccianti agricoli, già fortemente penalizzata ed esclusa dai sostegni, un incontro con il governo», afferma Carlo Medagli».


Fonte: Italia Oggi (Focus, pag. 26)
Data: 26 marzo 2021

Comments are closed.