Pratiche sleali nella filiera agricola: in arrivo la direttiva Ue

Stop alla cancellazione degli ordini all’ultimo momento, ai ritardi nei pagamenti ai fornitori, alle modifiche unilaterali dei contratti, ai mancati pagamenti ai fornitori per la merce invenduta. La proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio europeo in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare è stata approvata in toto dalla Commissione agricoltura del parlamento Ue, a forte maggioranza (38 voto favorevoli, quattro contrari e due astenuti). Il prossimo passo, a questo punto abbastanza scontato, sarà lunedì 22 ottobre con il voto in Plenaria del parlamento.

«Poi si parte subito – spiga Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo e relatore per l’Assemblea del progetto di direttiva – con l’obiettivo di arrivare entro Natale all’accordo definitivo , su cui poi i singoli Stati sono obbligati ad adeguare la propria legislazione».

La proposta è stata approvata interamente, compreso dunque il punto più controverso, su cui si sono concentrate le critiche del mondo della della distribuzione, l’estensione delle tutele anche alle imprese agricole più grandi (con fatturato superiore ai 50 milioni di euro). Un punto che secondo la Gdo giocherebbe a sfavore dei retailer, e tradirebbe l’obiettivo dichiarato del provvedimento, ovvero la tutela dei soggetti più deboli della filiera, i fornitori piccoli e medi.

Otto le pratiche sleali contemperate nella direttiva: quattro sono vietate in qualunque caso (il pagamento dei fornitori oltre i 30 giorni quando si tratta di merci deperibili; l’annullamento di ordini di prodotti deperibili con breve preavviso; le modifiche unilaterali retroattive dei termini di un accordo di fornitura; far pagare al fornitore gli sprechi che avvengono nei locali dell’acquirente). Quattro sono vietate solo se non previste da contratti scritti: ad esempio l’imposizione al fornitore di costi per l’immagazzinamento o la promozione.

«Abbiamo introdotto significativi miglioramenti alla proposta originaria del commissario Hogan – spiega De Castro – come l’estensione a tutte le imprese, la possibilità di rivolgersi all’Authority non soltanto per le singole aziende, ma anche per le associazioni, in modo da tutelare i soggetti più deboli o ricattabili. Inoltre, la possibilità di fare ricorso all’Authority del proprio Paese oltre che a quella del Paese di vendita».

Obiettivo del testo è riequilibrare la forza di negoziazione in un contesto che vede la crescnete concentrazione dei grandi gruppi della Gdo in centrali d’acquisto e dunque della loro forza in sede di negoziazione. «Abbiamo difeso contro le grandi piattaforme di acquisto i consumatori e le aziende agricole e agroalimentari indipendentemente dalla loro dimensione economica», afferma De Castro.

Ma il mondo della distribuzione non ci sta: «Si è aperta una caccia alle streghe contro il commercio al dettaglio e all’ingrosso di prodotti agroalimentari», dicono da Eurocommerce, l’associazione delle catene di supermercati. In particolare, Eurocommerce critica la proposta di estendere le tutele della direttiva dalle Pmi agricole (come previsto dal testo originario) a tutte le imprese fornitrici, indipendentemente dalla loro dimensione.

Idea che piace invece ai produttori: in una nota congiunta, organizzazioni agricole e sindacali dell’industria alimentare e del biologico dell’Unione parlano di «voto storico» e invitano le istituzioni europee ad approvare definitivamente le nuove norme entro dicembre.

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