Quando i giovani ritornano all’agricoltura

caa_07-12-14La crisi economica e il vento nuovo della “green economy” hanno spazzato via , una volta per tutte, l’abusata espressione: “braccia rubate all’agricoltura”. Oggi, in Sardegna, come nel resto d’Italia, le migliori giovani menti scelgono di ritornare ai lavori agricoli. In tre anni, le nuove aziende under 30, iscritte a Coldiretti, sono quasi raddoppiate: erano 252 nel 2012, 271 nel 2013, sono diventate 470 nel 2014.

«I giovani che scelgono di avviare un’impresa agricola non sono più manodopera priva di altre prospettive – spiega Luca Saba, direttore regionale di Coldiretti Sardegna che parla di una scelta consapevole, non dettata solo dall’urgenza di trovare un lavoro – Sono quasi tutti laureati, diplomati. Si avvicinano al mondo agricolo con una tendenza molto marcata all’innovazione e una forte propensione a sperimentare. Lo vediamo tra i giovani che partecipano alla iniziativa “Campagna amica”. La maggior parte di loro segue il modello della multifunzionalità, trasforma i prodotti. Per tradizione il nostro mondo pastorale era “monocolturale”: si produceva latte e lo si conferiva, per fare pochi tipi di formaggio. Questo modello non vale più per i giovani che decidono di fare l’allevatore. Loro innovano, inventano prodotti nuovi, per consumatori con esigenze diverse: dal formaggio senza lattosio per gli intolleranti a quello senza colesterolo. Trasformano le loro aziende in agriturismi, in fattorie didattiche».

A livello nazionale, Coldiretti prevede, per il 2015, un aumento di 60mila nuove aziende agricole under 35. Una prospettiva di crescita che crea grandi speranze anche in Sardegna. «C’è una grande attesa – dice Andrea Delogu, coordinatore regionale di Campagna amica –. Nel 2015 si apriranno i bandi per il nuovo Piano di sviluppo rurale che prevede una misura di “primo insediamento” rivolta ai giovani. L’ammontare complessivo delle risorse del Psr 2015, dovrebbe essere, in Sardegna, di un miliardo e trecento milioni di euro. Si può fare un’ipotetica stima che assegni 70 milioni di stanziamento ai giovani, anche se, per ora, è solo un’ipotesi in fase di discussione».

Se i giovani agricoltori ci mettono cultura, spirito di innovazione e competenza, le istituzioni rispondono con un eccesso di burocrazia e una forte resistenza a concedere credito, in tutti i sensi ma soprattutto nel senso di denaro alle nuove leve degli imprenditori agricoli. «È difficile, oggi, per un giovane presentarsi da solo in banca, anche se munito di un convincente business plan – ammette Luca Saba – Ci chiediamo perché il sistema bancario non creda nei progetti dei giovani ? Non concedere credito alle imprese di under 30 è una bocciatura per il sistema bancario, è un limite che deve essere superato. Per ovviare a questa situazione, sarebbe auspicabile che, anche la Regione creasse appositi fondi di garanzia per i giovani».

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