Quota 100 e riforma pensioni: le ultime novità

In vista del termine imminente di Quota 100 previsto per il 31 dicembre prossimo si susseguono le ipotesi di modifica delle regole di previdenza. Le forze politiche cercano infatti una soluzione condivisa per evitare il possibile scalone tra dicembre 2021 gennaio 2022, senza confermare un meccanismo , come quello di Quota 100 molto criticato in europa per l’eccessiva spesa a fronte di vantaggi per un numero limitato di lavoratori ( soprattutto statali , con carriere omogenee, senza buchi contributivi ha riscosso particolare successo tra i contribuenti.

I tempi ormai imminenti di fine sperimentazione non consentono ulteriori indugi anche se il tema non è risultato le priorita del Presidente Draghi sin dal discorso di presentazione del Governo.

Dato che entro fine settembre dovrà essere presentato il documento di programmazione economica alla base della nuova legge di bilancio è imminente il momento di conosceranno le reali riorse finanziarie in campo per garantire comunque flessibilità con pensioni anticipate riservate solo alle categorie piu deboli come donne, lavoratori usuranti o precoci, disabili caregiver (persone che assistono familiaai in condizioni di disabilità).

1) La proposta della Corte dei conti: pensione anticipata a 64 anni
Nel consueto Rapporto annuale sul coordinamento della finanza pubblica pubblicato il 28 maggio 2021, i magistrati della Corte dei Conti hanno evidenziato il rischio che la spesa previdenziale, nel «prossimo biennio potrà rappresentare un rilevante elemento critico per i conti pubblici» e propongono chiaramente di «costruire, eventualmente con gradualità ma in un’ottica strutturale, un sistema di uscita anticipata che converga su una età uniforme per lavoratori in regime retributivo e lavoratori in regime contributivo puro». Propongono quindi di

  • dare a tutti la possibilità di pensionamento anticipato che è già prevista per i lavoratori interamente contributivi (chi ha cominciato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996) :
    a 64 anni
  • purché con almeno 20 anni di versamenti
    con trattamento di importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale da circa 460 euro mensili,

In questo caso la soluzione dal punto di vista dell’assegno sarebbe il calcolo “contributivo” per tutti. Il vantaggio evidenziato dalla Corte è un costo non eccessivo, aspetto estremamente importante per il bilancio statale, visto il grado di invecchiamento della società italiana e i numeri astronomici delle prestazioni previdenziali erogate e da erogare in futuro.

La Corte dei conti consiglia anche di preservare «per la componente retributiva dei trattamenti, quegli elementi di gradualita sulle pensioni calcolate con il metodo interamente contributivo», per evitare tra qualche anno problemi di equità di trattamento tra assicurati con anzianità simili.

Viene inoltre raccomandato che l’Ape sociale, venga ulteriormente potenziata per la situazione di criticità generata, in taluni segmenti di lavoratori, creata dall’emergenza . Leggi in merito APE Sociale proroga 2021: come funziona?

2) Le novità del Governo Draghi e la posizione del MEF
Dal Governo per ora le decisioni in tema di pensioni sono solo tecniche e interlocutorie.

Poche settimane fa è stato nominato un tavolo tecnico di esperti tra cui la professoressa Fornero, autrice della discusssa riforma del 2021 ma indicata direttamente dal presidente Draghi . La squadrache deve elaborare proposte per il Consiglio d’indirizzo per la politica economica, istituito dal sottosegretario alla Presidenza, Bruno Tabacci è composta anche da Antonio Calabrò, Patrizia De Luise, Giuseppe De Rita, Giuseppe Guzzetti, Alessandra Lanza, Mauro Magatti, Alessandro Palanza, Alessandro Pajno, Monica Parrella, Paola Profeta, Silvia Scozzese, Alessandra Servidori, Anna Maria Tarantola, Mauro Zampini.

Il Ministro Orlando ha ricordato nei giorni scorsi in un question time in Parlamento che sono già al lavoro le Commissioni paritetiche di studio sui lavori gravosi, istituite dal Governo precedente proprio per portare dati oggettivi utili a definire per quali categorie puo essere fattibile, da punto di vista economico, un anticipo pensionistico. I tecnici del Ministero dell’economia si stanno concentrando infatti sull’argamento dell’APE SOCIALE (uscita a 63 anni solo per categorie svantaggiate ) con proroga anche oltre l’anno 2022 mentre l’opzione di uscita 62 anni di Quota 100 puo essere mantenuta solo se il requisito contributivo aumentasse a 40-41 anni.

Per la previdenza il MInistero ad oggi ha a disposizione circa 2 miliardi, risparmiati appunto dalla scarsa adesione a quota 100, ma potrebbero aumentare. Il quadro complessivo di risorse probailmente disponibile per la nuova legge di bilancio attualmente parla di 22 miliardi totali. Sul nuovo anticipo pensionistico per i lavoratori cui manchino al massimo 5 anni all’età per la pensione di vecchiaia o anticipata vedi: “Contratto di espansione 2021 il nuovo scivolo per la pensione”

3) La proposta della Lega e del presidente INPS: anticipo a 63 anni
Il sottosegretario della Lega Durigon ora dimissionario aveva invece proposto l’istituzione di nuovo Fondo per i pensionamenti anticipati

  • ai lavoratori a rischio licenziamento o cassa integrazione nelle aziende in crisi e nelle aziende interessate alla transizione digitale e verde , sempre con almeno 62 anni di età e 38 di contributi.

Anche il presidente dell’INPS Pasquale Tridico aveva proposto nelle scorse settimane una pensione anticipata a a 62-63 anni (con almeno 20 anni di versamenti) con un assegno parziale, relativo alla sola parte di pensione maturata con il metodo contributivo, spostando l’erogazione della parte retributiva a partire dai 67 anni necessari per accedere alla pensione di vecchiaia .

4) La proposta unitaria dei sindacati “Cambiamo le pensioni adesso”
Come detto CGIL CISL e UIL stanno chiedendo da tempo di discutere un intervento prima della fine di Quota 100. Nello scorso mese di maggio hanno inviato un documento unitario che riassume le loro proposte intitolato “Cambiamo le pensioni adesso”. In sintesi si chiede:

  • flessibilità nell’accesso alla pensione, senza penalizzazioni per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età
  • ridurre i vincoli che nel sistema contributivo condizionano il diritto alla pensione a determinati importi minimi del trattamento (1,5 e 2,8 volte l’assegno sociale), penalizzando i redditi più bassi
  • modificare l’attuale adeguamento delle condizioni pensionistiche alla speranza di vita, doppiamente penalizzante perché agisce sia sui requisiti anagrafici e contributivi sia sul calcolo dei coefficienti di trasformazione
  • rafforzamento dei contratti di espansione e della ISOpensione ( la pensione anticipata della legge Fornero
  • Sostegno alle categorie più deboli (disoccupati, invalidi , caregiver, lavori gravosi e usuranti) Vanno garantite strutturalmente condizioni più favorevoli
  • ampliamento della platea dei lavori gravosi ed usuranti anche a coloro che svolgono attività lavorative con esposizione a materiale nocivo e a coloro che hanno una malattia professionale riconosciuta dall’ Inail e per chi è affetto da malattie che determinano un’attesa di vita più bassa.
    rafforzare l’utilizzo della previdenza complementare con una massiccia campagna di informazione per i lavoratori e un semestre di adessone attraverso il silenzio assenso

5) I dati INPS 
L’osservatorio INPS sui dati delle pensioni con Quota 100 riporta che al 31 agosto risultano accolte oltre 341mila domande per un costo 11,6 miliardi, che sale a più di 18,8 miliardi nella “proiezione” fino al 2030 Il governo “Conte 1” aveva stanziato 20 miliardi con una stima tecnica di 973mila pensionamenti. ll risparmio di 6-7 miliardi è risultato molto utile per coprire parzialmente i costi del provvedienti di emergenza anti COVID .

Più in generale nell’ultima relazione annuale il Presidente Tridico ha affermato che:

Al 31 dicembre 2020, i pensionati italiani erano pari a circa 16 milioni, di cui 7,7 uomini e 8,3 donne. Le prestazioni previdenziali rappresentano l’81% del totale e quelle assistenziali il 19%.
La categoria più numerosa è rappresentata dalle pensioni di anzianità/anticipate con il 30,9% del totale, seguita da quella delle pensioni di vecchiaia con il 24,5% e dalle pensioni ai superstiti con il 20,5%; le prestazioni agli invalidi civili sono il 15,3% del totale; le prestazioni di invalidità previdenziale e le pensioni/assegni sociali sono rispettivamente il 5% e il 3,9%. la dinamica della spesa pensionistica si caratterizza per un rallentamento della crescita a partire dal 2014. Tuttavia, il rapporto tra numero di pensionati e occupati si mantiene su un livello che è tra i più elevati nel quadro europeo. Inoltre, il rapporto tra l’importo complessivo delle pensioni, in termini nominali, e il numero di occupati è cresciuto del 70% tra il 2001 e il 2020. 

6) L’ OCSE boccia Quota 100 e Opzione donna
Il rapporto OCSE sull’Italia , presentato lo scorso 6 settembre 2021 condivide la visione positiva del MEF sulla crescita dell’economia italiana , stimata al +5,9% e ribadisce che la spesa previdenziale italiana del 2019 era poco sotto il 14% del Pil mentre la media dei Paesi Ocse si ferma all’8,5%. Al contrario, la spesa per istruzione e formazione, dove il 4% del Pil italiano si confronta con un 5,5% Ocse. Lo Studio raccomanda di riformare necessariamente la spesa pubblica e la politica fiscale al fine di integrare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Attualmente, la spesa legata alle pensioni toglie spazio agli investimenti nelle infrastrutture, nell’istruzione e nella formazione, penalizzando i giovani, molti dei quali sono disoccupati e a rischio di povertà.

Su questa base, il rapporto chiede la fine sia di Quota 100 che di Opzione donna, e di ripristinare subito l’aggancio automatico dei requisiti previdenziali alla speranza di vita, come prevedeva la legge Fornero, bloccata poi dalle regole del Conte-1 fino al 2026. Sul reddito di cittadinanza il giudizio dell’ distingue l’impatto positivo del sussidio economico che «ha contribuito a ridurre il livello di povertà», dalla misura di politica del lavoro che non ha funzionato in quanto «il numero di beneficiari che hanno poi trovato impiego è scarso».

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