Riforma fiscale: si concretizza una nuova Patrimoniale?

Flat lay of real estate concept

Tanto più l’attenzione dell’opinione pubblica si concentra sui controversi destini dei governi italiani, quello cadente e quello nascente, tanto più velocemente proseguono i lavori del Legislatore su quella che, con espressione generica, è stata chiamata riforma fiscale; ma che, per le caratteristiche con cui si sta delineando, appare solo una rimodulazione del prelievo su base personale.

Questa volta a presentare le proprie proposte, presso la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati e la VI Commissione Finanze e tesoro del Senato della Repubblica, è la Corte dei Conti con un ampio e analitico documento programmatico. Il documento intreccia analisi e proposte.

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L’analisi raccoglie l’evidenza: le continue modifiche normative hanno modificato la struttura della base imponibile Irpef, che non è più una omini-comprensiva, considerando l’esistenza di numerose fattispecie diversamente tassate; l’Irpef si rivela particolarmente gravosa per il ceto medio; l’evasione è un problema atavico.

La Corte dei Conti propone delle soluzioni, partendo dal metodo. Secondo la relazione, l’attuale sistema, divenuto ibrido, andrebbe ridefinito in modo chiaro per poter essere efficiente: o come duale (dividendo i redditi in due blocchi, quelli da ricondurre all’imposizione progressiva e quelli da tassare diversamente) o come omini-comprensivo (tutto il reddito rientrerebbe nella base imponibile progressiva), costatando come la seconda ipotesi risponda più coerentemente alla richiesta di progressività costituzionale. Ma, per stessa ammissione della corte, sulla relazione, sembra pacifico che il funzionamento di entrambi i modelli “possa essere garantito solo da una consistente riduzione del grado di evasione, che ad oggi costituisce la principale violazione del criterio di equità orizzontale nella struttura della tassazione dei redditi”. Obiettivo storicamente più facile da inserire nel bilancio di previsione dello Stato che da realizzare effettivamente.

La relazione della Corte dei Conti prosegue con interessanti considerazioni sull’ipotesi di applicare una aliquota continua alla tedesca, non considerata necessaria per garantire una equa progressività, in quanto per questo “sarebbe sufficiente riconsiderare il ruolo delle detrazioni per fonte di reddito e per carichi familiari”.

E non meno critico è il punto di osservazione in merito all’ipotesi, per la quale con insistenza spinge l’Agenzia delle Entrate, di una ipotesi di tassazione per cassa pura, che “accentuerebbe innanzitutto le complessità connesse con la distribuzione del reddito nei vari periodi d’imposta”.

Ma le analisi e le considerazioni più rilevanti della relazione arrivano nell’ultima parte, quando la Corte dei Conti fa appunto i conti in tasca alla riforma, constatando come “le ipotesi di revisione dell’Irpef, per quanto confinate al singolo tributo, dovranno confrontarsi con altri elementi del sistema di prelievo e di spesa” anche “in relazione alla copertura dei costi della pandemia”.

In parole povere, per affrontare una modifica della base imponibile dell’Irpef, nell’attuale contesto recessivo, sono necessarie nuove risorse.

La relazione ci dice che “le risorse dovrebbero essere probabilmente recuperate da altre fonti di prelievo”, nello specifico da “un nuovo prelievo patrimoniale” che “da reale potrebbe essere trasformato in personale, considerando dunque tutte le forme di patrimonio e eventualmente la base familiare anziché individuale”.

Quando, quasi un mese fa, anche la Banca d’Italia, tramite il responsabile del suo Servizio assistenza e consulenza fiscale, fu ascoltata in audizione, la proposta di aumentare la tassazione sulla ricchezza immobiliare (tramite l’aumento delle imposte già esistenti, la revisione dei valori catastali e l’inclusione a tassazione dell’abitazione principale) sembrò una voce isolata; ma adesso, dato che queste proposte sono riprese e rilanciate anche dalla Corte dei Conti, una ipotesi recondita prende forza e si incammina verso la strada della concretezza.

Fonte:Fiscoetasse.it
Autore: Salvo Carollo

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