Variante Delta, zone rosse in Emilia, Campania e altre regioni? Chi rischia nuove chiusure

Via il coprifuoco, via la mascherina all’aperto, possibili riaperture delle discoteche. Questi nuovi spicchi di libertà, ottenuti grazie all’incremento delle vaccinazioni e al crollo dei contagi, rischiano però di essere compromesse dall’avanzata della variante Delta, inizialmente chiamata indiana, che si diffonde con una velocità più alta del 50 per cento rispetto all’inglese. Nel survey di maggio dell’Iss era all’1 per cento, ora è al 16, a settembre sarà dominante. Per questo, dal Comitato tecnico scientifico hanno già prospettato una strategia: proseguire con le aperture, ma intervenire chirurgicamente con le zone rosse ogni qual volta si presenti un focolaio della Delta.

Chi rischia? Ad oggi è impossibile fare previsioni, dicono gli esperti, perché è come tentare di indovinare dove ci sarà una scossa tellurica, però è indubbio che la regione maggiormente in crisi è la Campania, tanto che il governatore De Luca è già intervenuto con alcune limitazioni. Torre del Greco, in poche ore, ha contato 45 casi di questo tipo di variante, ma in totale, in Campania, sono già un’ottantina con segnalazioni anche Torre Annunziata, Portici, Scafati e Caserta per fare alcuni esempi. I laboratori stanno proseguendo con i sequenziamenti, ma già oggi le analisi mostrano un’incidenza rilevante della Delta, soprattutto tra i campioni esaminati a Torre del Greco. Se i casi dovessero moltiplicarsi, il rischio di ricorrere a limitazioni su territori specifici aumenterebbe.

Discorso differente in provincia di Piacenza, dove nel settore della logistica era stato registrato un cluster di variante Delta: in questo caso, dopo una serie di test a tappeto che hanno coinvolto i lavoratori di questo settore anche nella vicina provincia di Cremona, il focolaio sembra essere stato circoscritto. Vittorio Sambri, direttore del Laboratorio di Microbiologia dell’Asl Romagna, osserva: «Con il numero di contagi così basso come in questo periodo, riusciamo a fare tracciamento, vale a dire a individuare i contatti di un positivo e a testarli in modo da circoscrivere i focolai. Questo ci può aiutare nell’arginare la diffusione della Delta». Altre segnalazioni della variante sono state annotate in diverse regioni, ad esempio in Abruzzo, ma al momento con dati poco rilevanti, non tali da fare supporre il ricorso a chiusure.

In linea di massima, a parte il caso Campania, sul ricorso alle zone rosse siamo in una fase di attesa: appena si trova la variante Delta si va a indagare, a circoscrivere la diffusione, solo in un secondo momento, se ci si accorge che la trasmissione è andata oltre ai nuclei familiari o ai piccoli gruppi, si ricorre alla misura più dolorosa, le zone rosse. Sarà importante, comunque, potenziare il sequenziamento come ha chiesto il ministro Roberto Speranza e mantenere un alto livello di attenzione. L’esempio della Spagna, dove le vacanze degli studenti a Maiorca, hanno causato un enorme cluster in tutto il Paese con 500 positivi in sette comunità autonome differenti, devono essere da monito anche per l’Italia, dove i giovani, in buona parte non vaccinati, stanno per partire per i luoghi di villeggiatura e del divertimento. Se non c’è attenzione, la variante Delta potrebbe decollare tra i ragazzi e le zone rosse moltiplicarsi.

Fonte: Ilmessaggero.it

Comments are closed.